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I calcoli sui Dazi di Trump sono sbagliati: spiegazione semplice

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Il 2 aprile 2025, alle 22 ora italiana, il presidente Donald Trump ha parlato dal Giardino delle Rose della Casa Bianca, annunciando nuovi dazi che gli Stati Uniti applicheranno a tutti i Paesi del mondo. Con il suo stile deciso, davanti ai giornalisti, ha mostrato una tabella con i nomi dei Paesi e le percentuali dei dazi, definiti “reciproci”, anche se non lo sono del tutto.
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Ha dichiarato che queste misure sarebbero iniziate a mezzanotte, ma poi la Casa Bianca ha chiarito che entreranno in vigore tra il 5 e il 9 aprile, con un piano graduale: il 5 aprile partiranno i dazi al 10%, e il 9 aprile quelli sopra il 10% per nazioni come Cina e Unione Europea.
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Trump ha promesso che questi dazi riporteranno posti di lavoro in America, proteggendo il mercato interno e portando a un’”età d’oro” per il Paese. Ma ci sono dubbi su questa promessa. La Casa Bianca ha usato un metodo semplice per calcolare i dazi: prendere la metà di quelli che gli USA subiscono da ogni Paese. Così, la Cina, con dazi al 67%, avrà tariffe al 34%, mentre l’Unione Europea, accusata di imporre il 39%, subirà il 20%.
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Tra i Paesi più colpiti c’è il Vietnam, con un dazio del 46%, perché ha un grande surplus commerciale con gli USA (123,5 miliardi di dollari) ed è un centro di produzione per marchi come Nike e Adidas. Nike, ad esempio, produce lì il 50% delle sue scarpe e il 28% dei suoi vestiti. I dazi aumenteranno i costi per queste aziende, che probabilmente alzeranno i prezzi per i consumatori americani.
I calcoli di Trump, però, sono criticati. Ad esempio, dice che l’UE applica dazi del 39%, ma in realtà la media è molto più bassa, circa l’1%, secondo la Commissione Europea. Il suo metodo si basa sul disavanzo commerciale (differenza tra importazioni ed esportazioni), ma ignora i servizi, che riducono questo squilibrio. Inoltre, Trump considera l’IVA europea come un dazio, ma l’IVA è una tassa uguale per tutti i prodotti, non un’arma contro le importazioni. Questo errore fa sembrare i suoi numeri esagerati e poco realistici.
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Spiegazione semplice

Trump ha annunciato che metterà delle tasse (dazi) sui prodotti che gli USA comprano da altri Paesi, per aiutare l’economia americana. Ha fatto una lista: ad esempio, la Cina pagherà il 34%, l’Europa il 20% e il Vietnam il 46%. Dice che è una risposta “giusta” alle tasse che altri mettono sui prodotti americani, calcolando i dazi come la metà di quelli subiti. Li ha presentati il 2 aprile 2025 e partiranno tra il 5 e il 9 aprile.
Il suo obiettivo è riportare lavoro in America, ma non tutti sono convinti che funzionerà. Ad esempio, il Vietnam, che produce tante scarpe per Nike, sarà molto colpito. Questo farà aumentare i costi per le aziende, e alla fine i prezzi saliranno per gli americani.
I calcoli di Trump sono sbagliati perché esagera i numeri. Dice che l’Europa mette dazi del 39%, ma in realtà sono molto più bassi. Usa solo il disavanzo commerciale (quanto gli USA comprano più di quanto vendono) e non considera i servizi. Inoltre, pensa che l’IVA, una tassa normale sui consumi, sia come un dazio, ma non è così: l’IVA non penalizza i prodotti stranieri, è uguale per tutti. Quindi, le sue idee potrebbero non funzionare come dice.

Elenco completo dei Paesi colpiti dai dazi americani (in ordine alfabetico)

  • Algeria: 30%

  • Angola: 32%

  • Bangladesh: 37%

  • Bosnia Erzegovina: 36%

  • Botswana: 38%

  • Brunei: 24%

  • Cambogia: 49%

  • Camerun: 12%

  • Ciad: 13%

  • Cina: 34%

  • Corea del Sud: 26%

  • Costa d’Avorio: 21%

  • Filippine: 18%

  • Fiji: 32%

  • Giappone: 24%

  • Giordania: 20%

  • Guinea Equatoriale: 13%

  • Guyana: 38%

  • India: 27%

  • Indonesia: 32%

  • Iraq: 39%

  • Isole Falkland: 42%

  • Israele: 17%

  • Kazakistan: 27%

  • Laos: 48%

  • Lesotho: 50%

  • Libia: 31%

  • Liechtenstein: 37%

  • Macedonia del Nord: 33%

  • Madagascar: 47%

  • Malawi: 18%

  • Malesia: 24%

  • Mauritius: 40%

  • Moldova: 31%

  • Mozambico: 16%

  • Myanmar: 45%

  • Namibia: 21%

  • Nauru: 30%

  • Nicaragua: 19%

  • Nigeria: 14%

  • Norvegia: 16%

  • Pakistan: 30%

  • Repubblica Democratica del Congo: 11%

  • Serbia: 38%

  • Sudafrica: 31%

  • Sri Lanka: 44%

  • Svizzera: 32%

  • Siria: 41%

  • Taiwan: 32%

  • Thailandia: 37%

  • Tunisia: 28%

  • Unione Europea: 20%

  • Vanuatu: 23%

  • Venezuela: 15%

  • Vietnam: 46%

  • Zambia: 17%

  • Zimbabwe: 18%

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